Foto Antiche
e Cartoline
La città domina un importante
nodo di strade, anteriori alla via Appia. Una di queste
la collegava con i centri della valle Pontina (Cori, Norba,
Privernum...); l’altra, forse ancora più
importante, proveniva da Praeneste e, passando nel varco
tra i Lepini e i Colli Albani, si spingeva fino a Satricum
e Antium.
Il suo nome ci è stato tramandato da un’iscrizione
dell’inizio dell’età imperiale, in
cui un liberto della gens Octavia, ricorda di aver restaurato
a sue spese, ma con un contributo di 14.000 sesterzi del
municipio, la via Mactorina, in rovina per la sua grande
antichità.
In cambio di questa generosità il senato locale
lo aveva ammesso, insieme ai suoi figli, al decurionato.
La via è certamente antichissima. Non conosciamo
nessun centro in Italia centrale che abbia questo nome.
L’occupazione di Velletri risale all'età
del Ferro, come dimostra la scoperta di tombe a cremazione
e a inumazione, non diverse da quelle dei colli Albani.
Sembra che ciò possa confermare la tradizione antica
che faceva di Velletri una fondazione originariamente
latina, solo in un secondo tempo occupata dai Volsci.
Il nome, come quello di tusculum, farebbe pensare ad un’occupazione
etrusca , che potrebbe essere contemporanea a quella dei
Praeneste: il nome di Velitrae, infatti, sembra simile
a quello di Volterra.
All’inizio del IV secolo la città doveva
aver perduto, probabilmente in seguito a continue infiltrazioni,
il suo carattere latino, ed era ormai totalmente volscizzata:
ciò traspare chiaramente attraverso la narrazione
degli storici romani, ed è definitivamente confermato
dalla scoperta di una lamina bronzea scritta in volsco,
il più importante documento che ci resta di questa
lingua.
Dopo la guerra latina, alla quale i veliterni avevano
partecipato con grande impegno, essi furono puniti duramente:
le mura furono abbattute, e i senatori deportati sulla
riva destra del Tevere, con la proibizione di tornare
indietro. I loro terreni furono distribuiti a coloni romani.
Da questo momento in poi, per tutta l’età
Repubblicana , non sappiamo quasi più nulla della
città.
Delle Ville rustiche edificate durante l’epoca Romana
rimane purtroppo poco o nulla , anche se sono stati individuati
almeno tre templi nel centro urbano, situati rispettivamente
nei pressi della cattedrale di San Clemente, della piazza
del Comune e della Chiesa di Santa Maria della Neve.
Quasi certamente città di origine della famiglia
Octavia, Velletri fu testimone, dopo la caduta dell’Impero
Romano e fino alla Seconda Guerra Mondiale di avvenimenti
di notevole importanza come la riconciliazione tra papato
ed impero sancita nell’incontro tra Bonifacio VIII,
che ne fu podestà dal 1299, ed il re di Francia
Carlo VIII.
Giuseppe Garibaldi qui fu nominato cittadino onorario.
A fronte di ciò la città subì ancor
più invasioni e devastazioni: fin dal 1000, infatti,
dovette trasformarsi in castello fortificato per respingere
le incursioni dei Saraceni; fu coivolta nelle lotte tra
papi ed imperatori e in quelle tra le famiglie locali,
sino all’ultima violentissima offesa dovuta ai bombardamenti
del 1944. Nonostante ciò l’impianto della
città è rimasto quello medievale e molte
delle strutture antiche sono ancora integre tra cui la
“Porta Napoletana”, la “Torre del Trivio”
e la chiesa di Santa Maria del Trivio.
Storia e Arte
La sua produzione di uve pregiate da vino e da tavola
è famosa in tutto il mondo. E’ situata alle
pendici dei Colli Albani su una dorsale del Monte Artemisio.
Insediamento di remota origine volsca, fu conquistato
da Roma e chiamato Velitrae; divenendo in seguito luogo
di villeggiatura dei nobili romani.
Alla caduta dell’Impero la città fu devastata
dai Visigoti e dai Goti e conquistata dai Bizantini, quindi
divenne libero comune e nel XVI secolo entrò a
far parte dei territori della Santa Sede. La Torre del
Trivio è il campanile trecentesco della chiesa
attigua: alto circa 50 metri è ornato da fasce
in maiolica e aperto in alto da monofore e bifore. La
chiesa di Santa Maria del Trivio, ricostruita nel XVII
secolo su una chiesa precedente, fu conclusa nel 1726
(facciata ottocentesca).
Il Palazzo Municipale, compiuto verso la metà del
XVIII secolo, è stato completamente riedificato.
Al pianterreno è il Museo Comunale che raccoglie
copie di opere antiche e materiale archeologico della
zona. Sulla stessa piazza è l'oratorio di S. Maria
del Sangue, risalente al XVI secolo. La cattedrale di
San Clemente, eretta intorno al IV secolo su un edificio
romano, fu rifatta fra la fine del Duecento e l’inizio
del Trecento, e successivamente ricostruita verso la metà
del XVII secolo. Oltre il portale rinascimentale si apre
l’interno a tre navate. Nella cripta si trovano
affreschi databili dal XII al XV secolo. Nel portico della
chiesa è l’entrata al museo capitolare con
opere di grande valore tra cui una Madonna col Bambino,
tavola di Gentile da Fabriano, e due tavole raffiguranti
ancora la Madonna col Bambino di Antoniazzo Romano.
Antichità
Velletri è stata frequentata, senza interruzioni
importanti, dal 70.000 a.c. ad oggi. A questo vanno aggiunte
importanti influenze culturali etrusche, greche e magno-greche.
PREISTORIA
70.000 a.C.
Le prime scoperte e i primi ritrovamenti degli anni 20
e 30 oltre che le recentissime ricerche effettuate dal
Gruppo Archeologico Veliterno, testimoniano la presenza
umana sul territorio di Velletri a partire dal Paleolitico
medio.
2.000 a.C.
I ritrovamenti riguardano soprattutto la zona meridionale
del nostro territorio.
1.000 a.C.
Dell’Età del Bronzo medio e finale esistono
sporadici ritrovamenti: ad esempio un’ascia in bronzo
del Bronzo finale.
STORIA
X/IX Sec.a.C.
Velletri vive intensamente quest’epoca storica e
i "giustificativi" di questa affermazione sono
importanti. Dell’Età Albana (I e II fase
laziale) sono la minuscola Tholos in pietra dalla necropoli
protostorica presso la cantina sperimentale, materiali
ceramici dall’importante sito delle Stimmate (in
piena Acropoli Veliterna).
fine IX - fine VIII Sec. a.C.
Dall’Età del Ferro (fasi laziali II e III)
provengono materiali da diversi siti tra cui Vigna Lazzarini,
Colle Palazzo, Colle Ottone e tazzine miniaturizzate votive
sempre dall’area delle Stimmate.
fine VIII inizio VI Sec.a.C.
Nella successiva IV Fase Laziale inizia la storia urbana
di Velletri e il materiale votivo ritrovato alle Stimmate
fa pensare all’esistenza di un luogo culturale prima
del cosiddetto "Tempio Volsco".
inizio VI V Sec. a.C. Nell’Età della Città
Arcaica i Volsci iniziano le loro scorrerie contro le
città latine del laziale meridionale che si concludono
nel V sec. con l’occupazione della pianura pontina.
Anzio e Velletri diventano le roccaforti volsche contro
Roma. Nel V secolo a Velletri viene costruito, sopra un
precedente tempio del VII sec. il cosiddetto Tempio Volsco.
Questo avviene nel periodo in cui il re romano, di origine
Etrusca, Tarquinio il Superbo occupa il Lazio meridionale
e il tempio è costruito da maestranze etrusche
nello stile, appunto, Veio, S.Omobono, Velletri.
Nel V secolo da Velletri i Volsci si impegnano in una
lotta mortale nel tentativo di sconfiggere l’emergente
Roma e arrivano con l’aiuto di Coriolano, fino a
cinque miglia dalla città eterna.
Un ricordo archeologico di questa lotta è una piccola
altura alle basi del Monte Artemisio, chiamata "ad
Maecium" in epoca romana, fortificata dai Volsci
e che vide la loro sconfitta da parte dei romani che riuscirono
ad occupare Velletri.
Lo stato di guerra si trascina per buona parte del IV
sec. a.C. e soltanto nel 338 a.C., dopo la conquista di
Anzio, i Romani diventano nuovamente padroni del Lazio
meridionale.
Periodo Repubblicano ed Imperiale
Tito Livio aveva definito i Volsci "masnadieri difficili
da controllare" ma, ciò non ostacolò
che Velitrae si arricchisse di ville residenziali con
tanto di ville rustiche e diventasse per la sua amenità
e salubrità luogo di villeggiatura dei notabili
romani ed anche di imperatori di Roma caput mundi (ad
es.Caligola, Nerva, Ottone).
Durante la pax romana la città si sviluppò
anche nella parte bassa della collina dove vengono costruiti
nuovi templi (tempio cosiddetto di Marte sotto il Duomo,
che un recentissimo scavo della Dott.ssa M. Angle dei
Beni Culturali ha permesso di portare alla luce una fossa
votiva con numerosi ex voto attualmente allo studio).
Vicino al tempio l’anfiteatro i cui marmi del tempo
degli Antonini sono stati parzialmente utilizzati per
il portale della Chiesa di S. Antonio Abate.
Sempre recentemente è stata indagata la zona della
Necropoli (Via di Vecchia Napoli) riportando alla luce
abitazioni repubblicane, deposizioni e un tratto di strada
basolata per Cori.
Il Museo Civico sta attualmente assumendo una impostazione
moderna, data attraverso i reperti che espone e la sua
didattica chiara ed esauriente e sarà un punto
di riferimento preciso per la storia archeologica del
territorio.
Attualmente il Gruppo Archeologico veliterno sta realizzando
una carta archeologica del territorio di Velletri, verificando
lo stato e censendo tutti i siti conosciuti e sconosciuti
e scoprendone di nuovi molto interessanti (Ville di epoca
repubblicana e imperiale tra cui la Villa degli Ottavi,
famiglia di Augusto Imperatore, cisterne, luoghi di culto,
ninfei, tratti di vie di comunicazione (Appia Antica Mactorina)
ecc.
Questa carta servirà per costruire sotto l’egida
del Comune di Velletri, con la collaborazione del Centro
Studi Veliterno, itinerari turistici storici archeologici
di questa antichissima Velletri.
Artisti e Letterati
Tra i letterati vanno ricordati:
Antonio Mancinelli (1452-1505), rettore,
grammatico, poeta e celebre umanista che insegnò
nell’Università di Roma per ben cinque anni;
Ascanio Landi (1527-1607), medico, filosofo
e letterato autore del Compendio delle cose della città
di Velletri prima storia della nostra città;
Bonaventura Teoli (1596-1670), teologo,
letterato e storico che pubblicò il Teatro Historico
di Velletri insigne città a capo de’ Volsci;
Alessandro Borgia (1682-1764), anche
lui autore di una ponderosa Istoria della Chiesta e città
di Velletri;
Stefano Borgia (1731-1804), letterato,
archeologo e munifico mecenate fondatore del celebre museo
che prese il suo nome; Luigi Cardinali (1783-1861),
letterato, storico e appassionato bibliofilo, segretario
dell’Accademia letteraria ed archeologica Volsca;
Clemente Cardinali (1789-1839) acuto
critico letterario e celebre archeologo di fama europea
fondatore e primo direttore della Biblioteca comunale
e Ettore Novelli (1821-1900), chiaro
letterato ed elegante poeta facente parte di quella eletta
schiera di puristi che si chiamò Scuola romana
e che aveva lo scopo di "conservare intatta e pura
nello scrivere la lingua italiana".
Tra i musicisti vanno ricordati:
Giovanni Di Cola, primo maestro organista
nella Cappella della cattedrale dal 1518 al 1522;
Ruggero Giovannelli (1560-1625), celebre
compositore contemporaneo di Palestrina che sostituì
nella direzione della Cappella Sistina;
Mariano Astolfi (1790-1854), maestro
della Cappella di San Lorenzo in Damaso, unico del suo
tempo che sapesse leggere ed interpretare le antiche scritture
musicali e Maria Rosa Coccia (1759-1810),
ingegno precocissimo che a soli otto anni già conosceva
tutte le chiavi musicali e solfeggiava a prima lettura.
Tra i pittori meritano di essere ricordati Andrea
Velletrano (XIV Sec.) che, sulla scia di Giotto,
proseguì quel rinnovamento dell’arte pittorica
intorno al 1340 ed un suo famoso Trittico è conservato
nel Museo di Napoli;
Luciano da Velletri (XV Sec.) autore
di una pregevole Visitazione dipinta nella Cattedrale;
Lello da Velletri (XV Sec.) a cui si attribuisce una preziosa
tavola rappresentante la Madonna col Bambino e Santi conservata
nella Pinacoteca Vannucci di Perugia;
Aristotile Specchi (1540-1606), le cui
opere, quali un pregevole Sant’Antonio da Padova
eseguito per la Chiesa di San Francesco ed Il Gonfalone
realizzato per la Confraternita della Concezione, non
sono giunte a noi;
Virginia Vezzi (1601-1638), abile soprattutto
nell’intarsio e nella miniatura; Aurelio
Mariani (1863-1939), le cui opere si rifanno
al Dolci, al Veronese e soprattutto al Thiepolo;
Juana Romani (1869-1923), particolarmente
felice nei ritratti e Mario Ciancia (1876-1940),
fondatore della Scuola d’Arte "Juana Romani"
ricordato come il pittore della Palude per aver ritratto
gli aspetti selvaggi e pur suggestivi di quelle terre
abbandonate dall’uomo incurante dei pericoli che
ciò comportava.
Tra gli intellettuali che passarono per Velletri e che
trassero in un certo qual modo qualche ispirazione dalla
nostra città, ricordiamo:
J.W.Goethe (1749-1832), che definì la
posizione di Velletri "assai amena, su una collina
vulcanica che solo verso nord si congiunge verso altre,
mentre verso tre punti cardinali la vista è sconfinata"
pur scrivendo "queste righe - sono parole sue - in
un cattivo albergo";
Ellis Cornelia Knight (1757-1837), che
dedicò più di una pagina della sua opera
A description of Latium or "La campagna di Roma"
a Velletri descrivendo con minuzia di dati la camera da
letto di Pio Vi situata all’epoca nel Palazzo pubblico;
Joseph-Jerome de Lalande (1732-1807),
rinomato astronomo che nella sua opera Voyage d’un
francais en Italie definì la nostra città
la "Patria di Augusto";
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847),
che giunto nella nostra città rimase colpito dalla
bellezza delle nostre donne "con i loro singolari
incantevoli visi";
John Ruskin (1819-1900), acuto critico
d’arte e sensibile pittore affascinato da Velletri
che definì "città incantevole che si
profila cupa contro il cielo azzurro ed ambra" pur
non essendo riuscito a disegnare "il volto di una
splendida donna al mercato come spesso avviene per le
cose belle" e Arthur John Strutt
(1819-1888) il quale ricorda a suo A. Pedestrian Tour
in Calabria and Sicily che, alla vista di un nutrito gruppo
di belle donne impegnate a lavare i panni alla fontana
di Velletri, ebbe l’eroismo di contentarsi di un
"rapido sguardo pieno d’ammirazione".
Velletri: il nome e la sua storia
Velletri è una delle poche città che come
Roma, Venezia e qualche altra non è mai stata feudo
di alcun signore assendo riuscita in tutta la sua travagliata
storia, pur tra alterne vicende, a mantenersi indipendente
da ogni mira di possesso da parte di quelle famiglie nobili
che invece domineranno tutte le altre cittadine limitrofe.
Tutte le altre città dei Castelli Romani, infatti,
ebbero una casata nobiliare che le dominò: i Savelli
ad Albano, Castelgandolfo e Rocca Priora, i Chigi ad Ariccia,
i Colonna nell’omonimo comune, a Lanuvio ed a Marino,
gli Aldobrandini a Frascati, gli Sforza - Cesarini a Genzano,
i Colonna e i Farnese a Grottaferrata, i Borghese a Montecompatri
e a Monteporzio, gli Orsini a Nemi ed a Rocca di Papa.
In principio fu Velitrae...
Con la nascita di Roma la città di Velletri, volsca
o etrusca che fosse, dopo aver resistito per circa due
secoli alle forti pressioni espansionistiche ed accentatrici
di quella che sarebbe diventata Caput Mundi veniva conquistata
dai romani.
Velletri fu una civitas opulenta, come lo attestano le
sue mura preromanee, le artistiche terrecotte volsche,
preziosi tesori del VI sec.a.C., conservati nel museo
di Napoli e in quello della nostra città. Fiera
del suo Senato, della sua forza e della sua autorità,
resistette lungamente contro la prepotenza accentatrice
di Roma; e quando, domata da Furio Camillo, le dovette
cedere il passo, essa divenne il più apprezzato
Municipium Romanum.
Per la tenace resistenza opposta le sue fortificazioni
vennero rase al suolo ed i suoi cittadini portati a forza
a Roma al di là del Tevere (ossia nell’attuale
quartiere di Trastevere) ripopolandosi la città
con coloni per la coltivazione di quelle fertili terre
che l’Urbs tanto aveva desiderato possedere per
l’invidiabile posizione strategica della nostra
città.
Pur ultima dopo gli Equi, gli Enrici e gli Aurunci, quindi,
anche a Velletri nel 338 a.C. alla fine di una guerra
che Livio definì "eterna" e Cicerone
"gravissima", veniva soggiogata da Roma e finiva
così il regno dei Volsci con il leggendario re
Metabo e sua figlia Camilla di cui ci ha lasciato memoria
Virgilio nell’Eneide.
Le prime ostitilà sorsero sotto il re Anco Marzio;
conquistata dal console Aulo Virginio, ricevette una colonia
romana nel 493 a.C. e un’altra nel 404; poco dopo
la Guerra Gallica passò ad una aperta rivolta contro
Roma e venne infine sconfitta sulle sponde dell’Astura
nel 338 a.C. Divenne, pertanto, come abbiamo appena ricordato
prima una colonia e subito dopo il più apprezzato
Municipium Romanum concorrendo con il valore ed il sangue
dei suoi figli alle vittorie su Pirro e su Annibale.
Era inevitabile, però, che il dominio romano imponesse
a Velitrae e ai suoi abitanti la sua religione, i suoi
costumi e la sua lingua facendo a poco a poco perdere
memorie di tutto quello che rimaneva della passata civiltà.
Anche se Strabone scrisse: "Quando il popolo dei
Volsci venne assorbito dai Romani, rimase presso questi
la loro lingua, tanto che si rappresentavano in Roma commedie
in lingua volsca".
...poi Velester
L’origine di Velletri, così come quello
di molte altre città la cui storia "si perde,
nell’oscurità dei tempi, è incerta
per cui, in mancanza di testimonianze certe ed univoche,
si è cercato di ricostruirla attraverso "fonti"
rilevatosi successivamente inattendibili e "congetture"
che non hanno retto neanche al primo riscontro. Nessuno
degli antichi storici parlano della fondazione di Velletri,
né di quella delle altre città del Lazio;
essi si limitano a ricordarle indirettamente, nelle narrazioni
delle gesta romane. Ascanio Landi a questo proposito scrive
che "Benché gli antichi autori non abbiano
parlato dell’origine di Velletri e né dei
suoi primi fondatori, come del resto è successo
anche per le altre città non meno famose, tuttavia
si può giustamente pensare che essa fu una delle
prime a comparire. Infatti, quando sorse Roma, già
Velletri era una città ben’armata, non solo
da poter resistere alla sua potenza, ma anche di attaccarla
e avversarla fortemente".
C’è chi, come il Tersenghi, ritiene che Velletri
sia stata fondata dai Volsci, di cui ne divenne la capitale
e chi, come Marcello Di Falco, sostiene invece che la
nostra città nacque etrusca intorno al 700 a.C.,
tanto per citare due tesi del tutto contrastanti quanto
puntigliosamente difese.
Entrambi portano, a sostegno delle proprie idee, delle
"prove" che ad un primo esame sembrano convincenti
ma che ad una rilettura più approfondita, e soprattutto
critica, ci inducono ad essere cauti nelle prese di posizione
così evitando di creare equivoci resistendo alla
forte tentazione di dare al nostro lavoro quel senso di
completezza e definitività che a volte il lettore
si aspetta; preferiamo rimandare a questo paghi se, dalle
nostre sollecitazioni, riesca a raggiungere un proprio
convincimento.
I Volsci erano un popolo forte e guerriero che verso il
VI sec. A.C. vennero a stabilirsi sui monti Lepini occupando
quella vasta zona di territorio che si estendeva da Segni
sino a Sora e Cassino attraverso la valle del Sacco e
da Sezze e Priverno sino a Terracina, Fondi e Formia,
attraverso le Paludi pontine. Più che i fertili
campi della Campagna veliterna deve essere stata l’invidiabile
posizione strategica della città ad indurli ad
occupare Velletri.
A riprova di ciò Svetonio, ne Le vite dei dodici
Cesari, riferisce che a Velletri si trovava un tempio
di Marte, nume tutelare della gente volsca. Questo tempio
era in grande rinomanza presso tutta la nazione, la quale
vi conveniva a sacrificare per la pubblica prosperità
e a prendere i presagi. Il che diede motivo ai poeti di
chiamare Velletri Urbs inclyta Martis, celebre città
di Marte.
Gli Etruschi, invece, provenivano dall’Etruria da
dove si spinsero verso il Sud per barattare i loro utensili
in metallo con quelli di altre civiltà e lungo
il percorso di questa lenta ma costante marcia ad ogni
tappa ponevano la base di una città in cui si soffermavano
per qualche tempo. Possiamo quindi ricostruire l’itinerario
del loro avvicinamento al mondo greco dalle città
da essi fondate: Veio a nord del luogo dove qualche secolo
dopo sarebbe sorta Roma, Tivoli su una altura lontana
dagli acquitrini paludosi e malarici, Tusculum, l’attuale
Frascati, Praeneste ossia Palestrina, Cori sino a Capua
dove vennero in contatto con i Greci ivi stanziati.
Un libero comune
Il feudalesimo, inteso come negazione del diritto delle
persone, non attechi mai a Velletri la quale, anzi, fu
una delle prime città a costituirsi in libero Comune
riuscendo a mantenere per diversi secoli una indipendenza
sia dalla Chiesa sia dall’Impero, principio che
venne consacrato nel motto riportato nello stemma comunale
"Est mihi libertas papalis et imperialis", una
libertà senza ingerenze, conquistata e mantenuta
con orgoglio e sacrificio. Velletri quindi si governava
con i propri Statuti, amministrava la giustizia con propri
rappresentanti, e si difendeva dalle aggressioni di chi
avesse osato ostacolarla con sue milizie al comando dei
propri capitani.
Grazie a questo riuscì a mantenere la sua indipendenza
non tanto nei confronti della Chiesa, che limitava la
sua autorità al solo campo ecclesiastico a mezzo
del vescovo cardinal decano del Sacro Collegio, quanto
soprattutto nei confronti delle città confinanti
i cui baroni (i Savelli, gli Orsini, i Colonna, i Caetani,
I Frangipane) tentarono più di una volta di impossessarsi
dei suoi territori e ciò sia per la ricchezza dei
suoi boschi e dei suoi campi sia soprattutto per la posizione
strategica che aveva la città, così arroccata
su un colle che dominava la pianura pontina.
E riuscì in ciò malgrado che anche i suoi
cittadini fossero divisi in fazioni politicamente contrapposte,
le Pecore fedeli al papa e i Lupi seguaci dell’imperatore,
così come a Firenze c’erano i Guelfi e i
Ghibellini.
L’onda lunga della Rivoluzione francese arrivò
a Velletri nel 1796 ed i veliterni, per rifarsi del tempo
perso, insorsero contro i Priori e la nobiltà guidati
da un sacerdote, Dionisio Pagnoncelli, che due anni dopo
proclamava decaduto il regime pontificio e instaurava
la democrazia.
In piazza del Comune venne innalzato l’Albero della
Libertà, furono aboliti i titoli nobiliari e venne
distrutta la bellissima statua di bronzo del Bernini,
che raffigurava il papa Urbano VIII.
Lo Stato Pontificio
La nostra città per la sua fedeltà alla
Santa Sede ottenne molti favori e privilegi e potè
rimanere indipendente e libera, governata dopo i consoli
ed il podestà dai suoi priori come vedremo più
avanti.
Privilegi e favori dei cittadini veliterni furono concessi
da Gregorio VII (1073-1085), da Urbano II (1088-1099),
da Pasquale II (1099-1118) e da Gregorio IX (1227-1241),
che fu vescovo di Velletri.
Il 20 settembre 1159 fu consacrato e coronato a Ninfa
Alessandro III, per le mani del nostro vescovo Ubaldo,
a cui - precisa il Baronio nei suoi Annali - apparteneva
la consacrazione del sommo pontefice.
Dopo il Concilio Lateranense del 1179, Alessandro III
venne a Velletri ben due volte, dove si trattenne più
mesi. A successore di questo pontefice, i cardinali, riuniti
qui a Velletri, elessero, il 29 agosto 1181, il vescovo
di questa città Ubaldo Allucingoli, che pre il
nome di Lucio III. Incoronato il 6 settembre nella cattedrale
di S.Clemente, si fermò a Velletri, con i cardinali
e tutta la sua corte, per circa due anni, continuando
a governare la diocesi, con l’aiuto di Ruggero Primicerio
del capitolo veliterno, a cui dette il nome di Vice domino.
Il 3 ottobre 1299, la carica di Podestà fu offerta
dal popolo veliterno allo stesso pontefice, allora Bonifacio
VIII, il quale, con somma gioia di tutta la cittadinanza,
l’accettò per la durata di sei mesi. Questo
papa già l’anno precedente aveva con tre
bolle confermati i diritti e i privilegi della città
di Velletri, dove da fanciullo era stato educato, presso
i religiosi del convento di S. Francesco.
Nel Regno d'Italia
La fine dello Stato della Chiesa, con la "presa
di Roma" del 1870, segnò anche per Velletri
l’inizio di un declino politico ed amministrativo
in quanto, entrando a far parte del regno d’Italia,
il 15 ottobre dello stesso anno cessava di essere capoluogo
della provincia di Marittima e veniva di conseguenza soppressa
la Legazione di Velletri che, dalle falde di Monte Cavo,
arrivava a comprendere un vastissimo territorio che giungeva
sin oltre Terracina.