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Storia di Velletri

Foto Antiche e Cartoline

La città domina un importante nodo di strade, anteriori alla via Appia. Una di queste la collegava con i centri della valle Pontina (Cori, Norba, Privernum...); l’altra, forse ancora più importante, proveniva da Praeneste e, passando nel varco tra i Lepini e i Colli Albani, si spingeva fino a Satricum e Antium.
Il suo nome ci è stato tramandato da un’iscrizione dell’inizio dell’età imperiale, in cui un liberto della gens Octavia, ricorda di aver restaurato a sue spese, ma con un contributo di 14.000 sesterzi del municipio, la via Mactorina, in rovina per la sua grande antichità.
In cambio di questa generosità il senato locale lo aveva ammesso, insieme ai suoi figli, al decurionato.
La via è certamente antichissima. Non conosciamo nessun centro in Italia centrale che abbia questo nome.
L’occupazione di Velletri risale all'età del Ferro, come dimostra la scoperta di tombe a cremazione e a inumazione, non diverse da quelle dei colli Albani.
Sembra che ciò possa confermare la tradizione antica che faceva di Velletri una fondazione originariamente latina, solo in un secondo tempo occupata dai Volsci.
Il nome, come quello di tusculum, farebbe pensare ad un’occupazione etrusca , che potrebbe essere contemporanea a quella dei Praeneste: il nome di Velitrae, infatti, sembra simile a quello di Volterra.
All’inizio del IV secolo la città doveva aver perduto, probabilmente in seguito a continue infiltrazioni, il suo carattere latino, ed era ormai totalmente volscizzata: ciò traspare chiaramente attraverso la narrazione degli storici romani, ed è definitivamente confermato dalla scoperta di una lamina bronzea scritta in volsco, il più importante documento che ci resta di questa lingua.
Dopo la guerra latina, alla quale i veliterni avevano partecipato con grande impegno, essi furono puniti duramente: le mura furono abbattute, e i senatori deportati sulla riva destra del Tevere, con la proibizione di tornare indietro. I loro terreni furono distribuiti a coloni romani.
Da questo momento in poi, per tutta l’età Repubblicana , non sappiamo quasi più nulla della città.
Delle Ville rustiche edificate durante l’epoca Romana rimane purtroppo poco o nulla , anche se sono stati individuati almeno tre templi nel centro urbano, situati rispettivamente nei pressi della cattedrale di San Clemente, della piazza del Comune e della Chiesa di Santa Maria della Neve.
Quasi certamente città di origine della famiglia Octavia, Velletri fu testimone, dopo la caduta dell’Impero Romano e fino alla Seconda Guerra Mondiale di avvenimenti di notevole importanza come la riconciliazione tra papato ed impero sancita nell’incontro tra Bonifacio VIII, che ne fu podestà dal 1299, ed il re di Francia Carlo VIII.
Giuseppe Garibaldi qui fu nominato cittadino onorario.
A fronte di ciò la città subì ancor più invasioni e devastazioni: fin dal 1000, infatti, dovette trasformarsi in castello fortificato per respingere le incursioni dei Saraceni; fu coivolta nelle lotte tra papi ed imperatori e in quelle tra le famiglie locali, sino all’ultima violentissima offesa dovuta ai bombardamenti del 1944. Nonostante ciò l’impianto della città è rimasto quello medievale e molte delle strutture antiche sono ancora integre tra cui la “Porta Napoletana”, la “Torre del Trivio” e la chiesa di Santa Maria del Trivio.

Storia e Arte

La sua produzione di uve pregiate da vino e da tavola è famosa in tutto il mondo. E’ situata alle pendici dei Colli Albani su una dorsale del Monte Artemisio. Insediamento di remota origine volsca, fu conquistato da Roma e chiamato Velitrae; divenendo in seguito luogo di villeggiatura dei nobili romani.
Alla caduta dell’Impero la città fu devastata dai Visigoti e dai Goti e conquistata dai Bizantini, quindi divenne libero comune e nel XVI secolo entrò a far parte dei territori della Santa Sede. La Torre del Trivio è il campanile trecentesco della chiesa attigua: alto circa 50 metri è ornato da fasce in maiolica e aperto in alto da monofore e bifore. La chiesa di Santa Maria del Trivio, ricostruita nel XVII secolo su una chiesa precedente, fu conclusa nel 1726 (facciata ottocentesca).
Il Palazzo Municipale, compiuto verso la metà del XVIII secolo, è stato completamente riedificato.
Al pianterreno è il Museo Comunale che raccoglie copie di opere antiche e materiale archeologico della zona. Sulla stessa piazza è l'oratorio di S. Maria del Sangue, risalente al XVI secolo. La cattedrale di San Clemente, eretta intorno al IV secolo su un edificio romano, fu rifatta fra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, e successivamente ricostruita verso la metà del XVII secolo. Oltre il portale rinascimentale si apre l’interno a tre navate. Nella cripta si trovano affreschi databili dal XII al XV secolo. Nel portico della chiesa è l’entrata al museo capitolare con opere di grande valore tra cui una Madonna col Bambino, tavola di Gentile da Fabriano, e due tavole raffiguranti ancora la Madonna col Bambino di Antoniazzo Romano.

Antichità

Velletri è stata frequentata, senza interruzioni importanti, dal 70.000 a.c. ad oggi. A questo vanno aggiunte importanti influenze culturali etrusche, greche e magno-greche.

PREISTORIA

70.000 a.C.
Le prime scoperte e i primi ritrovamenti degli anni 20 e 30 oltre che le recentissime ricerche effettuate dal Gruppo Archeologico Veliterno, testimoniano la presenza umana sul territorio di Velletri a partire dal Paleolitico medio.

2.000 a.C.
I ritrovamenti riguardano soprattutto la zona meridionale del nostro territorio.

1.000 a.C.
Dell’Età del Bronzo medio e finale esistono sporadici ritrovamenti: ad esempio un’ascia in bronzo del Bronzo finale.


STORIA

X/IX Sec.a.C.
Velletri vive intensamente quest’epoca storica e i "giustificativi" di questa affermazione sono importanti. Dell’Età Albana (I e II fase laziale) sono la minuscola Tholos in pietra dalla necropoli protostorica presso la cantina sperimentale, materiali ceramici dall’importante sito delle Stimmate (in piena Acropoli Veliterna).

fine IX - fine VIII Sec. a.C.
Dall’Età del Ferro (fasi laziali II e III) provengono materiali da diversi siti tra cui Vigna Lazzarini, Colle Palazzo, Colle Ottone e tazzine miniaturizzate votive sempre dall’area delle Stimmate.

fine VIII inizio VI Sec.a.C.
Nella successiva IV Fase Laziale inizia la storia urbana di Velletri e il materiale votivo ritrovato alle Stimmate fa pensare all’esistenza di un luogo culturale prima del cosiddetto "Tempio Volsco".
inizio VI V Sec. a.C. Nell’Età della Città Arcaica i Volsci iniziano le loro scorrerie contro le città latine del laziale meridionale che si concludono nel V sec. con l’occupazione della pianura pontina. Anzio e Velletri diventano le roccaforti volsche contro Roma. Nel V secolo a Velletri viene costruito, sopra un precedente tempio del VII sec. il cosiddetto Tempio Volsco.

Questo avviene nel periodo in cui il re romano, di origine Etrusca, Tarquinio il Superbo occupa il Lazio meridionale e il tempio è costruito da maestranze etrusche nello stile, appunto, Veio, S.Omobono, Velletri.
Nel V secolo da Velletri i Volsci si impegnano in una lotta mortale nel tentativo di sconfiggere l’emergente Roma e arrivano con l’aiuto di Coriolano, fino a cinque miglia dalla città eterna.
Un ricordo archeologico di questa lotta è una piccola altura alle basi del Monte Artemisio, chiamata "ad Maecium" in epoca romana, fortificata dai Volsci e che vide la loro sconfitta da parte dei romani che riuscirono ad occupare Velletri.
Lo stato di guerra si trascina per buona parte del IV sec. a.C. e soltanto nel 338 a.C., dopo la conquista di Anzio, i Romani diventano nuovamente padroni del Lazio meridionale.

Periodo Repubblicano ed Imperiale

Tito Livio aveva definito i Volsci "masnadieri difficili da controllare" ma, ciò non ostacolò che Velitrae si arricchisse di ville residenziali con tanto di ville rustiche e diventasse per la sua amenità e salubrità luogo di villeggiatura dei notabili romani ed anche di imperatori di Roma caput mundi (ad es.Caligola, Nerva, Ottone).
Durante la pax romana la città si sviluppò anche nella parte bassa della collina dove vengono costruiti nuovi templi (tempio cosiddetto di Marte sotto il Duomo, che un recentissimo scavo della Dott.ssa M. Angle dei Beni Culturali ha permesso di portare alla luce una fossa votiva con numerosi ex voto attualmente allo studio).
Vicino al tempio l’anfiteatro i cui marmi del tempo degli Antonini sono stati parzialmente utilizzati per il portale della Chiesa di S. Antonio Abate.
Sempre recentemente è stata indagata la zona della Necropoli (Via di Vecchia Napoli) riportando alla luce abitazioni repubblicane, deposizioni e un tratto di strada basolata per Cori.
Il Museo Civico sta attualmente assumendo una impostazione moderna, data attraverso i reperti che espone e la sua didattica chiara ed esauriente e sarà un punto di riferimento preciso per la storia archeologica del territorio.
Attualmente il Gruppo Archeologico veliterno sta realizzando una carta archeologica del territorio di Velletri, verificando lo stato e censendo tutti i siti conosciuti e sconosciuti e scoprendone di nuovi molto interessanti (Ville di epoca repubblicana e imperiale tra cui la Villa degli Ottavi, famiglia di Augusto Imperatore, cisterne, luoghi di culto, ninfei, tratti di vie di comunicazione (Appia Antica Mactorina) ecc.
Questa carta servirà per costruire sotto l’egida del Comune di Velletri, con la collaborazione del Centro Studi Veliterno, itinerari turistici storici archeologici di questa antichissima Velletri.

Artisti e Letterati

Tra i letterati vanno ricordati:
Antonio Mancinelli (1452-1505), rettore, grammatico, poeta e celebre umanista che insegnò nell’Università di Roma per ben cinque anni;
Ascanio Landi (1527-1607), medico, filosofo e letterato autore del Compendio delle cose della città di Velletri prima storia della nostra città;
Bonaventura Teoli (1596-1670), teologo, letterato e storico che pubblicò il Teatro Historico di Velletri insigne città a capo de’ Volsci;
Alessandro Borgia (1682-1764), anche lui autore di una ponderosa Istoria della Chiesta e città di Velletri;
Stefano Borgia (1731-1804), letterato, archeologo e munifico mecenate fondatore del celebre museo che prese il suo nome; Luigi Cardinali (1783-1861), letterato, storico e appassionato bibliofilo, segretario dell’Accademia letteraria ed archeologica Volsca;
Clemente Cardinali (1789-1839) acuto critico letterario e celebre archeologo di fama europea fondatore e primo direttore della Biblioteca comunale e Ettore Novelli (1821-1900), chiaro letterato ed elegante poeta facente parte di quella eletta schiera di puristi che si chiamò Scuola romana e che aveva lo scopo di "conservare intatta e pura nello scrivere la lingua italiana".


Tra i musicisti vanno ricordati:
Giovanni Di Cola, primo maestro organista nella Cappella della cattedrale dal 1518 al 1522;
Ruggero Giovannelli (1560-1625), celebre compositore contemporaneo di Palestrina che sostituì nella direzione della Cappella Sistina;
Mariano Astolfi (1790-1854), maestro della Cappella di San Lorenzo in Damaso, unico del suo tempo che sapesse leggere ed interpretare le antiche scritture musicali e Maria Rosa Coccia (1759-1810), ingegno precocissimo che a soli otto anni già conosceva tutte le chiavi musicali e solfeggiava a prima lettura.


Tra i pittori meritano di essere ricordati Andrea Velletrano (XIV Sec.) che, sulla scia di Giotto, proseguì quel rinnovamento dell’arte pittorica intorno al 1340 ed un suo famoso Trittico è conservato nel Museo di Napoli;
Luciano da Velletri (XV Sec.) autore di una pregevole Visitazione dipinta nella Cattedrale; Lello da Velletri (XV Sec.) a cui si attribuisce una preziosa tavola rappresentante la Madonna col Bambino e Santi conservata nella Pinacoteca Vannucci di Perugia;
Aristotile Specchi (1540-1606), le cui opere, quali un pregevole Sant’Antonio da Padova eseguito per la Chiesa di San Francesco ed Il Gonfalone realizzato per la Confraternita della Concezione, non sono giunte a noi;
Virginia Vezzi (1601-1638), abile soprattutto nell’intarsio e nella miniatura; Aurelio Mariani (1863-1939), le cui opere si rifanno al Dolci, al Veronese e soprattutto al Thiepolo;
Juana Romani (1869-1923), particolarmente felice nei ritratti e Mario Ciancia (1876-1940), fondatore della Scuola d’Arte "Juana Romani" ricordato come il pittore della Palude per aver ritratto gli aspetti selvaggi e pur suggestivi di quelle terre abbandonate dall’uomo incurante dei pericoli che ciò comportava.


Tra gli intellettuali che passarono per Velletri e che trassero in un certo qual modo qualche ispirazione dalla nostra città, ricordiamo:
J.W.Goethe
(1749-1832), che definì la posizione di Velletri "assai amena, su una collina vulcanica che solo verso nord si congiunge verso altre, mentre verso tre punti cardinali la vista è sconfinata" pur scrivendo "queste righe - sono parole sue - in un cattivo albergo";
Ellis Cornelia Knight (1757-1837), che dedicò più di una pagina della sua opera A description of Latium or "La campagna di Roma" a Velletri descrivendo con minuzia di dati la camera da letto di Pio Vi situata all’epoca nel Palazzo pubblico;
Joseph-Jerome de Lalande (1732-1807), rinomato astronomo che nella sua opera Voyage d’un francais en Italie definì la nostra città la "Patria di Augusto";
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), che giunto nella nostra città rimase colpito dalla bellezza delle nostre donne "con i loro singolari incantevoli visi";
John Ruskin (1819-1900), acuto critico d’arte e sensibile pittore affascinato da Velletri che definì "città incantevole che si profila cupa contro il cielo azzurro ed ambra" pur non essendo riuscito a disegnare "il volto di una splendida donna al mercato come spesso avviene per le cose belle" e Arthur John Strutt (1819-1888) il quale ricorda a suo A. Pedestrian Tour in Calabria and Sicily che, alla vista di un nutrito gruppo di belle donne impegnate a lavare i panni alla fontana di Velletri, ebbe l’eroismo di contentarsi di un "rapido sguardo pieno d’ammirazione".

Velletri: il nome e la sua storia

Velletri è una delle poche città che come Roma, Venezia e qualche altra non è mai stata feudo di alcun signore assendo riuscita in tutta la sua travagliata storia, pur tra alterne vicende, a mantenersi indipendente da ogni mira di possesso da parte di quelle famiglie nobili che invece domineranno tutte le altre cittadine limitrofe.
Tutte le altre città dei Castelli Romani, infatti, ebbero una casata nobiliare che le dominò: i Savelli ad Albano, Castelgandolfo e Rocca Priora, i Chigi ad Ariccia, i Colonna nell’omonimo comune, a Lanuvio ed a Marino, gli Aldobrandini a Frascati, gli Sforza - Cesarini a Genzano, i Colonna e i Farnese a Grottaferrata, i Borghese a Montecompatri e a Monteporzio, gli Orsini a Nemi ed a Rocca di Papa.


In principio fu Velitrae...

Con la nascita di Roma la città di Velletri, volsca o etrusca che fosse, dopo aver resistito per circa due secoli alle forti pressioni espansionistiche ed accentatrici di quella che sarebbe diventata Caput Mundi veniva conquistata dai romani.
Velletri fu una civitas opulenta, come lo attestano le sue mura preromanee, le artistiche terrecotte volsche, preziosi tesori del VI sec.a.C., conservati nel museo di Napoli e in quello della nostra città. Fiera del suo Senato, della sua forza e della sua autorità, resistette lungamente contro la prepotenza accentatrice di Roma; e quando, domata da Furio Camillo, le dovette cedere il passo, essa divenne il più apprezzato Municipium Romanum.
Per la tenace resistenza opposta le sue fortificazioni vennero rase al suolo ed i suoi cittadini portati a forza a Roma al di là del Tevere (ossia nell’attuale quartiere di Trastevere) ripopolandosi la città con coloni per la coltivazione di quelle fertili terre che l’Urbs tanto aveva desiderato possedere per l’invidiabile posizione strategica della nostra città.
Pur ultima dopo gli Equi, gli Enrici e gli Aurunci, quindi, anche a Velletri nel 338 a.C. alla fine di una guerra che Livio definì "eterna" e Cicerone "gravissima", veniva soggiogata da Roma e finiva così il regno dei Volsci con il leggendario re Metabo e sua figlia Camilla di cui ci ha lasciato memoria Virgilio nell’Eneide.
Le prime ostitilà sorsero sotto il re Anco Marzio; conquistata dal console Aulo Virginio, ricevette una colonia romana nel 493 a.C. e un’altra nel 404; poco dopo la Guerra Gallica passò ad una aperta rivolta contro Roma e venne infine sconfitta sulle sponde dell’Astura nel 338 a.C. Divenne, pertanto, come abbiamo appena ricordato prima una colonia e subito dopo il più apprezzato Municipium Romanum concorrendo con il valore ed il sangue dei suoi figli alle vittorie su Pirro e su Annibale.
Era inevitabile, però, che il dominio romano imponesse a Velitrae e ai suoi abitanti la sua religione, i suoi costumi e la sua lingua facendo a poco a poco perdere memorie di tutto quello che rimaneva della passata civiltà. Anche se Strabone scrisse: "Quando il popolo dei Volsci venne assorbito dai Romani, rimase presso questi la loro lingua, tanto che si rappresentavano in Roma commedie in lingua volsca".

...poi Velester

L’origine di Velletri, così come quello di molte altre città la cui storia "si perde, nell’oscurità dei tempi, è incerta per cui, in mancanza di testimonianze certe ed univoche, si è cercato di ricostruirla attraverso "fonti" rilevatosi successivamente inattendibili e "congetture" che non hanno retto neanche al primo riscontro. Nessuno degli antichi storici parlano della fondazione di Velletri, né di quella delle altre città del Lazio; essi si limitano a ricordarle indirettamente, nelle narrazioni delle gesta romane. Ascanio Landi a questo proposito scrive che "Benché gli antichi autori non abbiano parlato dell’origine di Velletri e né dei suoi primi fondatori, come del resto è successo anche per le altre città non meno famose, tuttavia si può giustamente pensare che essa fu una delle prime a comparire. Infatti, quando sorse Roma, già Velletri era una città ben’armata, non solo da poter resistere alla sua potenza, ma anche di attaccarla e avversarla fortemente".
C’è chi, come il Tersenghi, ritiene che Velletri sia stata fondata dai Volsci, di cui ne divenne la capitale e chi, come Marcello Di Falco, sostiene invece che la nostra città nacque etrusca intorno al 700 a.C., tanto per citare due tesi del tutto contrastanti quanto puntigliosamente difese.
Entrambi portano, a sostegno delle proprie idee, delle "prove" che ad un primo esame sembrano convincenti ma che ad una rilettura più approfondita, e soprattutto critica, ci inducono ad essere cauti nelle prese di posizione così evitando di creare equivoci resistendo alla forte tentazione di dare al nostro lavoro quel senso di completezza e definitività che a volte il lettore si aspetta; preferiamo rimandare a questo paghi se, dalle nostre sollecitazioni, riesca a raggiungere un proprio convincimento.
I Volsci erano un popolo forte e guerriero che verso il VI sec. A.C. vennero a stabilirsi sui monti Lepini occupando quella vasta zona di territorio che si estendeva da Segni sino a Sora e Cassino attraverso la valle del Sacco e da Sezze e Priverno sino a Terracina, Fondi e Formia, attraverso le Paludi pontine. Più che i fertili campi della Campagna veliterna deve essere stata l’invidiabile posizione strategica della città ad indurli ad occupare Velletri.
A riprova di ciò Svetonio, ne Le vite dei dodici Cesari, riferisce che a Velletri si trovava un tempio di Marte, nume tutelare della gente volsca. Questo tempio era in grande rinomanza presso tutta la nazione, la quale vi conveniva a sacrificare per la pubblica prosperità e a prendere i presagi. Il che diede motivo ai poeti di chiamare Velletri Urbs inclyta Martis, celebre città di Marte.
Gli Etruschi, invece, provenivano dall’Etruria da dove si spinsero verso il Sud per barattare i loro utensili in metallo con quelli di altre civiltà e lungo il percorso di questa lenta ma costante marcia ad ogni tappa ponevano la base di una città in cui si soffermavano per qualche tempo. Possiamo quindi ricostruire l’itinerario del loro avvicinamento al mondo greco dalle città da essi fondate: Veio a nord del luogo dove qualche secolo dopo sarebbe sorta Roma, Tivoli su una altura lontana dagli acquitrini paludosi e malarici, Tusculum, l’attuale Frascati, Praeneste ossia Palestrina, Cori sino a Capua dove vennero in contatto con i Greci ivi stanziati.

Un libero comune

Il feudalesimo, inteso come negazione del diritto delle persone, non attechi mai a Velletri la quale, anzi, fu una delle prime città a costituirsi in libero Comune riuscendo a mantenere per diversi secoli una indipendenza sia dalla Chiesa sia dall’Impero, principio che venne consacrato nel motto riportato nello stemma comunale "Est mihi libertas papalis et imperialis", una libertà senza ingerenze, conquistata e mantenuta con orgoglio e sacrificio. Velletri quindi si governava con i propri Statuti, amministrava la giustizia con propri rappresentanti, e si difendeva dalle aggressioni di chi avesse osato ostacolarla con sue milizie al comando dei propri capitani.
Grazie a questo riuscì a mantenere la sua indipendenza non tanto nei confronti della Chiesa, che limitava la sua autorità al solo campo ecclesiastico a mezzo del vescovo cardinal decano del Sacro Collegio, quanto soprattutto nei confronti delle città confinanti i cui baroni (i Savelli, gli Orsini, i Colonna, i Caetani, I Frangipane) tentarono più di una volta di impossessarsi dei suoi territori e ciò sia per la ricchezza dei suoi boschi e dei suoi campi sia soprattutto per la posizione strategica che aveva la città, così arroccata su un colle che dominava la pianura pontina.
E riuscì in ciò malgrado che anche i suoi cittadini fossero divisi in fazioni politicamente contrapposte, le Pecore fedeli al papa e i Lupi seguaci dell’imperatore, così come a Firenze c’erano i Guelfi e i Ghibellini.

L’onda lunga della Rivoluzione francese arrivò a Velletri nel 1796 ed i veliterni, per rifarsi del tempo perso, insorsero contro i Priori e la nobiltà guidati da un sacerdote, Dionisio Pagnoncelli, che due anni dopo proclamava decaduto il regime pontificio e instaurava la democrazia.
In piazza del Comune venne innalzato l’Albero della Libertà, furono aboliti i titoli nobiliari e venne distrutta la bellissima statua di bronzo del Bernini, che raffigurava il papa Urbano VIII.


Lo Stato Pontificio

La nostra città per la sua fedeltà alla Santa Sede ottenne molti favori e privilegi e potè rimanere indipendente e libera, governata dopo i consoli ed il podestà dai suoi priori come vedremo più avanti.
Privilegi e favori dei cittadini veliterni furono concessi da Gregorio VII (1073-1085), da Urbano II (1088-1099), da Pasquale II (1099-1118) e da Gregorio IX (1227-1241), che fu vescovo di Velletri.
Il 20 settembre 1159 fu consacrato e coronato a Ninfa Alessandro III, per le mani del nostro vescovo Ubaldo, a cui - precisa il Baronio nei suoi Annali - apparteneva la consacrazione del sommo pontefice.
Dopo il Concilio Lateranense del 1179, Alessandro III venne a Velletri ben due volte, dove si trattenne più mesi. A successore di questo pontefice, i cardinali, riuniti qui a Velletri, elessero, il 29 agosto 1181, il vescovo di questa città Ubaldo Allucingoli, che pre il nome di Lucio III. Incoronato il 6 settembre nella cattedrale di S.Clemente, si fermò a Velletri, con i cardinali e tutta la sua corte, per circa due anni, continuando a governare la diocesi, con l’aiuto di Ruggero Primicerio del capitolo veliterno, a cui dette il nome di Vice domino.
Il 3 ottobre 1299, la carica di Podestà fu offerta dal popolo veliterno allo stesso pontefice, allora Bonifacio VIII, il quale, con somma gioia di tutta la cittadinanza, l’accettò per la durata di sei mesi. Questo papa già l’anno precedente aveva con tre bolle confermati i diritti e i privilegi della città di Velletri, dove da fanciullo era stato educato, presso i religiosi del convento di S. Francesco.

Nel Regno d'Italia

La fine dello Stato della Chiesa, con la "presa di Roma" del 1870, segnò anche per Velletri l’inizio di un declino politico ed amministrativo in quanto, entrando a far parte del regno d’Italia, il 15 ottobre dello stesso anno cessava di essere capoluogo della provincia di Marittima e veniva di conseguenza soppressa la Legazione di Velletri che, dalle falde di Monte Cavo, arrivava a comprendere un vastissimo territorio che giungeva sin oltre Terracina.

 

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