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Glossario

Come si dice? Come si pronuncia? Ecco la spiegazione! (Grazie Cristian...)
Per segnalarne qualcuno carino ecco l'indirizzo: suggerimenti
Grazie.

 

A

A: postonica di regola diventa E: tàrtero, stàveno, ciàmaveno, màmmeta, Stèfeno, zièta, sòneno, ecc.

A: postonica eccezionalmente diventa I: mògnica, telègrifo, stòmmico, vedèvimo, abbico, ecc.

A: iniziale spessissimo scompare: Ntogno, rotino, mmazzà, scoltà, Nestasia, Gnesa, rena, cervo, spàrecio, regna, strolaga, Targisa, Nunziata, Glisandro.

A: rimane sempre invariata nelle desinenze AT ed AP: mannataro, battilonta, battuoccio, raticola, innamorato, cappiello, appezzutà, capistiere, capocuglio, capercio.

B

B: spesso si trasforma in V e suona lievissima: vocca, veglikeglio, vestia, traccio, bastardo, votte, tavoglia, vove.

C

C: dura spessissimo deriva dalla G: catto, macare, sfegatato, pacà, bbotteca, spica, laco, sgambetto.

CHI: si assottiglia sempre in CI: ciaccera, scroccià, veccia, miccia, reccia, schiaffo, siccio, pidoccio.

CI: talvolta in S: caso, baso, camisa, càmiso.

D

D: spesso si trasforma in T: pete, pizioccio, pretica, spata, Matalena, sete.

E

E: lungo chiuso: sèra, ciègnere, cièrcio, pèlo, spèto, diènte, sèrgio.

E: breve aperto: mète, pète, vèccia, pèrsica, crenno, pèrsa.

E: protonico a volte diventa I: divoto, limosina, rebbiglione, creanza, glione, rimatore.

E: a volte prende forma in A: sarvatico, maraviglia, asempio, aretico, piatoso, dunca, qualunca.

E: iniziale a volte scompare: strazzione, glizioni. Sercizi, limosa, Urosia, ditto.

F

F: conserva il suono e rimane invariata: fargo, foglietta, fronda, fòcaglio, fonno, zuffo, fargia, femmifero.

G

G: spesso diventa J, sempre se è GH: jacco, jakkeglio, jettà, jotto, Jacovo, janna, assajà, malvajo, jodico.

GI: talvolta diventa S: fasuolo, presone, pertuso, pesone.

H

Nel dialetto antico Veliterno la lettera H non viene trovata in nessun testo consultato, i primi approcci della H l troviamo in alcuni appunti dal Velletrano Gallinella Domenico, scolaro di Antonio Mancinelli: baccheta, quluncha, chiunchia.

I

I: spesso e come prima vocale diventa E: delluvio, menuto, vecino, figura, descurzo, nobele. ecc

I: talvolta in A: annanze, annammorà, sentaraglio, tòssaco, trasaro. ecc

I: iniziale a volte scompare: mpogne, struito, ngegne, sso, giurante ecc.

I: iniziale scompare sempre se seguito da NV e cambia in MM: mmecie, mmiti, mmidia, mmierno, mmentà. ecc

L

L: spessissimo si trasforma in GL per rafforzare il suono: fòrcaglio, càveglio, gliva, Glipordo, gliuna, glume, basilico. ecc

LL: come sopra : uglie, pegliccia, pentegliccio, cupeglitto, sbregliuccicà, ecc.

L: a volte assorbe nel suono prolungato della vocale precedente: pùcio, pùcino, pùcinella, dòce, sciota.

M

MB: cambia sempre per MM: cammia, commatte, comminato, sambuco, tromma, cammiare, tombola.

M: dopo la tonica dello sdrucciolo raddoppia sempre: stommico, cocomero, ommeni, stavammio, càmmora. ecc

N

NDE: cambia sempre in GN: respogne, scagnello, ragnina, signico, accegne, vegne, ngegne, venuto. ecc

NDA: cambia sempre in NN: riccommannà, annà, sfonnà, mannà, mandola, janna, lonna.

NP: spesso diventa MB: sembre, mpresempio, combaglio, campagna, cambà, ecc.

O

O: breve aperto: skolà, fòra, òme, sòre, pòzza, ciòvitta, bona, ecc.

O: se è iniziale spesso scompare: gliveto, gni, cecidio, refice, razzione, spidale, stario. ecc.

P

Qualche volta prende la forma di B: bublico, sbalangà, sbigne, sblendore, sobbrodasse. ecc

Q

Nei pochissimi vocaboli che si trova rimane invariata

R

In antico avevano forme a se stanti ARE ERE IRE ecc: cavalero, ciuciaro, volentieri, magliaro, pensero, femmifero. ecc

In moltissimi vocaboli la R è in trasposizione: freve, frabbicà, truvido, crapa, ncontrà. ecc...
In altri vocaboli la R è spesso etimologica: ntuppicà, frenì, accratastà, crapiccio, frebbaro. cropì, tronà, ecc.

S

Conserva il suono ove non è precedutà da altre consonanti.

S: iniziale a volte diventa Z: zoffià, sinfonia, Zofia, soffietto, zorvatrice, zinfasò ecc.

SS: si rafforza in ZZ: pozza, pozzi, pozzino, pozz’esse.

T

Si sdoppia in alcune parole: cità, matina, benetedo, accatà, magnete.

U

U: a volte diventa O: ponta pronga, dociento, odito, oscì. ecc

U: iniziale spesso scompare: no, na, unguento, cello, mbreago, celluzzo.

V

Spesso si trasforma in B: balle, abbenge, begliuto, sbelà, sbiglià, ecc.

A volte tra due vocaboli si dissolve: blua, boe, mentuà, povema.

Sempre in dissolvenza nel verbo volere: oria, olemo, ozze, orissi, oglio, olei, ecc.

Z

Conserva il suono dialettale nella quasi totalità dei vocaboli: pozza, sinfonia, zinna, azzekki. ecc

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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